martedì 4 gennaio 2011

Battisti e gli specchietti per le allodole

Ma è mai possibile che in un Paese dove spariscono bambine, dove ci sono 5 e più mafie, dove ai giudici è impedito di fare bene il proprio lavoro, dove ai giovani è impedito in maniera assoluta di lavorare non ci sia niente di meglio che fare della mancata estradizione di Cesare Battisti un caso nazionale? Anzi di più: un caso internazionale, visto che sta rischiando di mettere in crisi i rapporti tra l'Italia ed il Brasile. Una cosa non da poco, visto che tra i due paesi ci sono in ballo affari per circa 5 miliardi di euro. Ok, Berlusconi ci ha provato ad ammorbidire Lula e i brasiliani rimandando a casa ronaldinho, ma se l'ex capo di stato brasiliano ha deciso in questo modo, si dovrebbe prendere atto della decisione. O quantomeno protestare in maniera decisa nelle sedi precise (come è stato fatto) senza però fare della vicenda un caso più grosso di quello che è.

Perchè, sia chiaro, Cesare Battisti se è stato condannato a quello per cui è stato condannato un motivo ci sarà. E' colpevole e dovrebbe scontare le sue pene nelle carceri italiane (semmai trovasse posto visto il sovraffollamento), ma non credo proprio sia l'ex terrorista rosso il principale problema della gente. Quanto meno non è il mio principale problema.

Io vorrei sapere cosa si sta facendo in Parlamento per fare in modo che con una laurea ed un Master non debba essere costretto a lavorare in un negozio per sopravvivere. Vorrei sapere cosa si fa per i miei amici insegnanti precari. Cosa si fa per gli operai della Fiat iscritti alla Fiom e cosa si prevede di fare per quelli iscritti agli altri sindacati quando la Fiat abbandonerà definitivamente l'Italia per paesi più convenienti, tipo lo stesso Brasile (magari chiederemo l'estradizione delle fabbriche col marchio torinese?). Cosa si fa per migliorare la situazione del Sud e anche, ormai, di molte zone del Nord. Vorrei sapere che cosa ci stanno a fare i militari italiani in Afghanistan o come mai sono i militari che adesso si occupano della pulizia delle città. Vorrei sapere, insomma, se coloro che protestano tanto veemente per questo caso stanno lavorando altrettanto veemente per migliorare il mio e il futuro degli italiani.

Credo, invece, che rimarrò deluso ancora una volta. Dovrò sorbirmi l'ennesimo telegiornale che aprirà raccontandomi delle proteste davanti alle ambasciate brasiliane, delle "pressioni" di Carla Bruni su Lula per convincerlo a non estradare Battisti, di Berlusconi che senza il minimo ritegno dà del "criminale vero" all'ex terrorista senza pensare a quanto questa definizione potrebbe essere appropriata nei suoi confronti e nei confronti di molti suoi colleghi parlamentari.

domenica 19 dicembre 2010

Quando non stanno zitti preventivamente

Uno ci prova pure a non essere sarcastico, a non fare della facile ironia, a cercare di essere equilibrato e non sparare merda solo verso quelli di uno schieramento. Però con campioni del calibro di Gasparri è obiettivamente difficile non essere di parte e dire che ne ha sparata un'altra delle tante, l'ennesima, probabilmente e purtroppo non l'ultima: arresti preventivi per evitare disordini alle manifestazioni studentesche.

Memore di quando era giovane, l'ex ministro vorrebbe che si facesse come nel 1979 (lui ha detto nel 78 ma va bene uguale...), quando "il 7 aprile furono arrestati preventivamente tanti capi dell'estrema sinistra collusi con il terrosismo".

Se qualcuno preventivamente avesse fatto notare al simpaticissimo Gasparri che non siamo più nel 1979 e che da allora sono passati 31 anni e l'Italia è un Paese leggermente diverso, magari lui si sarebbe evitato l'ennesima uscita fuori luogo e non si sarebbero innescate pericolose polemiche in vista della discussione finale del ddl Gelmini di mercoledi. Perchè pericolose? Perchè c'è da scommettere che a Roma ci saranno ancora ragazzi a sfilare e magari intenzionati a creare disordini.

Ma alla faccia di ogni ragionevolezza, anche stavolta si è preferita la dichiarazione propagandistica forte al dialogo. Ancora una volta si è preferito fare la voce grossa, intimorire, incutere terrore anzichè provare a ragionare, cercare di capire che problemi ci sono e come risolverli. E' giusto che a queste cose si pensi preventivamente, ma meglio degli arresti sarebbe il dialogo. Ma forse questa parola non è compresa nel vocabolario di un ex fascista che forse tanto ex poi non è...

venerdì 17 dicembre 2010

L'Italia nelle mani dell'unico boss virile

Non sono un amante degli anagrammi e non riuscirei a farne uno nemmeno impegnandomi a fondo. Meno male, però, che il nostro premier sa fare anche queste cose. Del resto il suo è o no il governo del fare? E tra le tante cose, si diverte a fare pure gli anagrammi. Oggi, durante una conferenza a Bruxelles, ci ha rivelato quello del suo nome: unico boss virile. Non so se corrisponda al vero e non voglio nemmeno saperlo. Mi basta che l'abbia detto per fare qualche riflessione.

Non so se mi preoccupa più il fatto che abbia sottolineato ancora una volta la sua virilità o che abbia provato orgoglio e soddisfazione autodefinendosi "boss". O forse non è nessuna di queste la cosa che mi preoccupa, perchè barzelletta più, barzelletta meno, ormai fa poca differenza. La cosa davvero preoccupante è che B. è tornato ancora una volta a ventilare l'ipotesi che altri 8 (otto) parlamentari "delusi" (prima o poi ci dovranno spiegare di cosa) sono pronti a passare dalla parte del governo. Probabilmente se ne ha parlato pubblicamente è perchè si tratta di qualcosa di più di una semplice ipotesi e il "calciomercato" della politica è più attivo che mai. Altro che Cassano al Milan...i grandi colpi, ancora una volta Berlusconi li fa solo per il Pdl.

martedì 14 dicembre 2010

Mancanza di fiducia

Oggi abbiamo assistito all'ennesimo teatrino della politica. Il governo, tra i sospetti dell'opposizione e il boato della maggioranza (se così la si può ancora chiamare nonostante tutto), ha ottentuto la fiducia sia alla Camera che al Senato e così può continuare il suo percorso.

Fino a quando? Difficile dirlo, visto che la fiducia è stata strappata davvero per un pelo grazie ad un'accozzaglia di personaggi di varia estrazione politica e, perchè no, morale.Innanzitutto il trio delle meraviglie Calearo (ex Pd, ex rutelliano, ex tutto), Scilipoti e Rizza (ex Idv ora Pdl e domani chissà) e Cesario (che pure lui sarà sicuramente l'ex di qualcosa e di qualcuno, ma non voglio nemmeno saperlo), ma anche la Polidori e la Siliquini, che hanno cambiato idea all'ultimo momento abbandonando Fini per tornare all'ovile del Pdl. E che dire di Moffa che promette di votare la sfiducia, chiede le dimissioni di Bocchino e poi non vota proprio? Insomma, alla fine della giostra nessuno ha fatto una bella figura. Durante i minicomizi che hanno preceduto la votazione, tutti quelli che hanno parlato hanno detto di essere seduti su quelle comodissime poltrone per fare i nostri interessi. Eppure, alla luce di quanto successo, alla luce delle accuse di compravendita e di tradimento, delle calunnie gratuite lanciate da una parte all'altra e viceversa, io mi chiedo se davvero il migliaio di persone che "abita" (non si sa quanto meritatamente) Montecitorio e Palazzo Madama sia lì per tutelare i miei interessi, i vostri interessi, gli interessi dell'Italia.

Patetico Cicchitto che dopo 20 anni ancora ci parla della mitica discesa in campo del suo padrone. Snervanti i continui richiami dei leghisti a questo fantomatico federalismo fiscale che però non si realizza mai. Quasi commovente Bocchino, che deve spiegare a Berlusconi che il centrodestra non è Mediaset. O le accuse di Di Pietro, che fanno sorridere, sarebbero anche condivisibili, ma non producono mai niente. E che dire del Pd di Bersani? Bello il discorso, ma se fra tre mesi si vota, qual è la proposta? Sia chiaro, la mancanza di proposte non è solo un problema del centrosinistra. Al momento nessuno schieramento politico è in grado di fare nessun tipo di programma per rilanciare l'Italia. Chi promette mari e monti dice bugie. Di sicuro a uscire "vincenti" da questa storia, però sono i partiti: le elezioni porteranno altri soldi e nuovi eletti. I trombati nella peggiore delle ipotesi si dovranno accontentare della pensione da parlamentare, mentre se tutto va bene e i sospetti delle opposizioni si dimostreranno veri, si ritroveranno con nuovi incarichi e nuove prospettive. Alla faccia di ogni morale.

Intanto io pago...e Roma brucia...

lunedì 13 dicembre 2010

Liu Xiabao e gli altri...

Nei giorni scorsi si è giustamente molto parlato di Liu Xiabao, il premio Nobel per la Pace di quest'anno, relegato nelle carceri cinesi e impossibilitato a ritirare il premio. Emblematica, al riguardo, la sedia vuota durante la premiazione del 10 dicembre ad Oslo.

Eppure, sparsi per il mondo, sono molti gli innocenti che, come il "dissidente" cinese, sono imprigionati solo perchè difendono ideali diversi da quelli dei regimi che governano i propri paesi. La rivista Foreign Policy ha stilato un elenco dei 15 più importanti prigionieri politici in giro per le carceri del mondo:

Abdelajalil Al-Singace (Bahrain) è accademico e blogger, nonchè capo di un non autorizzato gruppo sciita di opposizione. A causa delle sue continue denunce contro l'uso di torture nelle prigioni del Bahrain e la discriminzaione della popolazione sciita, è stato arrestato lo scorso 13 agosto, con l'accusa di aver formato "un'organizzazione illegale con l'obiettivo di rovesciare il governo".

Nikolai Avtuhovich (Bielorussia), invece, è un uomo d'affari con il difetto di essere anche favorevole ad una maggiore democratizzazione del proprio paese. Per questo era stato accusato di evasione fiscale nel 2008, ma su pressione degli Stati Uniti era stato poi rilasciato quasi immediatamente. Nel 2009 un nuovo arresto per possesso di armi. Attualmente si trova in carcere, dove continua a battersi contro il regime di Lukashenko, anche se le sue condizioni di salute sono peggiorate anche a causa dei tanti scioperi della fame messi in atto come protesta estrema.

La storia di U Gambira (Birmania) non è molto nota solo perchè deve "condividere" la scena con Aung San Suu Kyi. Ma mentre l'ex premio Nobel per la Pace è stata recentemente rilasciata, per il monaco buddhista continua il periodo di carcerazione. Arrestato nel 2007 dopo le proteste contro il regime birmano, U Gambira è stato condannato a 63 anni di carcere al termine di un processo farsa. Nonostante le torture subite, continua a lottare per la libertà del suo popolo dalla cella in cui è rinchiuso.

Hu Jia (Cina) era il direttore del June Fourth Heritage & Culture Association, un'organizzazione no-profit che si occupava del livello di democratizzazione della Cina. Si era occupato anche di denunciare diversi arresti di attivisti politici. Condannato a 3 anni e mezzo di reclusione, nel 2008 è stato premiato dal Parlamento europeo con il Sakharove Prize for Freedom of Tought.

Oscar Elias Biscet (Cuba) è un fisico, fondatore e presidente della Lawton Foundation for Human Rights, un'organizzazione che si batte per la democratizzazione reale dell'isola caraibica. Arrestato nel 2003 durante la "Primavera Nera", Biscet è uno dei 75 attivisti puniti per aver tentato di difendere i diritti umani e i valori democratici a Cuba. Potrebbe riconquistare la libertà se accettasse l'esilio: per ora ha rifiutato.

Edwin Nebolisa Nwakaeme (Gambia) è il direttore dell'organizzazione non governativa Africa in Democracy and Good Governance. Si tratta di un'organizzazione che si occupa principalmente della difesa dei diritti umani. Un'attività evidentemente sospetta in Gambia, visto che è stata sospesa a tempo indeterminato e lo stesso Nwakaeme è stato condannato a sei mesi di lavori forzati "per aver fornito false informazioni ai pubblici ufficiali".

Nasrin Sotoudeh (Iran) è un'avvocatessa rinchiusa nel carcere di Evin dallo scorso 4 settembre. L'accusa è di aver distribuito volantini contro lo stato e di avere, pertanto, istigato a commettere crimini contro la sicurezza nazionale. Sotoudeh è famosa per aver difeso varie volte la premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi e molti altri attivisti per i diritti umani in Iran. Dopo un periodo di isolamento a cui sono seguiti due scioperi della fame, pare che adesso le sue condizioni siano migliorate.

Yevgeny Zhovtis (Kazakistan) era direttore dell'International Bureau for Human Rights and Rule of Law, la maggior organizzazione per la tutela dei diritti umani in territorio kazako. Se le accuse degli altri personaggi fin qui citati sono paradossali, quella imputata a Zhovtis è addirittura ridicola: è stato condannato a quattro anni di prigione per essere stato coinvolto in un incidente stradale in cui ha perso la vita un ragazzo. Nonostante i testimoni abbiano confermato che a provocare il sinistro non sia stato Zhovtis, i giudici non hanno voluto sentire ragioni e al termine di un processo farsa hanno emesso la sentenza di condanna.

Azimzhan Askarov (Kyrgyzistan) è un altro difensore dei diritti dell'uomo imprigionato a causa della sua voglia di democrazia e libertà. E' stato arrestano lo scorso giugno con l'accusa di "aver fomentato e organizzato disordini di massa che hanno portato all'uccisione di un ufficiale di polizia". Imprigionato e torturato, è stato poi condannato alla prigione a vita.

La storia degli arresti di Mikhail Khodorkovsky e Platon Lebedev (Russia) è sintomatica di quanta voglia abbia Putin di promuovere la democrazia nel proprio paese. Nel 2003 prima Lebedev e poi Khodorkovsky (entrambi ai vertici della compagnia petrolifera Yukos) furono arrestati con l'accusa di evasione fiscale e frode. In realtà, soprattutto il secondo, stava spingendo sempre più affinchè anche in Russia fossero promosse riforme politiche economiche. Come premio a tanta "sfacciataggine", per i due uomini si sono aperte le porte delle prigioni siberiane, dove potrebbero passare almeno i prossimi 10 anni.

Charles Ntakirutinka (Ruanda) era addirittura un ministro del governo ruandese, ma anche (e purtroppo per lui) una figura di spicco di un nuovo movimento politico, il Democratic Party for Renewal, che avrebbe potuto mettere in discussione l'attuale sistema e soprattutto il governo. Con l'arresto di Ntakirutinka (condannato a 10 anni di carcere al termine di un processo in cui la maggior parte delle confessioni sono state estorte con la violenza) è stato bloccato preventivamente ogni tentativo di rinnovamento del paese.

Haitham Al-Maleh (Siria) è un avvocato e un attivista per i diritti umani. Si trova in prigione dal 2009 con l'accusa di aver "minato il sentimento nazionale e di aver fornito false informazioni volte a far crollare il morale della nazione". In realtà il suo arresto è avvenuto giusto due giorni dopo una intervista televisiva in cui Al-Maleh criticava il governo per il pugno di ferro avuto contro chi si batteva per l'introduzione di maggior democrazia nel paese mediorientale.

Yusuf Juma (Uzbekistan) è un poeta, che sin da quando il suo paese ha ottenuto l'indipendenza dall'ex Unione Sovietica non ha mai smesso di chiedere maggiore democrazia. La risposta del regime di Karimov è stato l'arresto avvenuto nel 2007. Fonti vicine allo stesso Juma hanno dichiarato che da quando è in carcere è stato sottoposto a numerose torture e più volte picchiato dal personale del carcere ma anche da altri detenuti.

Thich Quang Do (Vietnam) è il patriarca supremo della Chiesa Buddhista Unita del Vietnam e nonostante abbbia dedicato tutta la sua vita alla giustizia, alla nonviolenza e alla tolleranza, ha dovuto subire anche lui l'onta dell'arresto. Anzi degli arresti, perchè è dal 1963 che i vari regimi alla guida del Vietnam si sono accaniti contro questo piccolo ma tenace monaco. Dal 2003 è costretto agli arresti domiciliari e in pochissimi possono avvicinarsi alla sua residenza.

La lista è chiusa non da un altro politico o giornalista o avvocato o poeta, bensì da un intero popolo, quello della Korea del Nord. Si tratta indubbiamente della società più "misteriosa" al mondo, nel senso che sono pochissime le informazioni a disposizioni su ciò che accade nel regno di Kim Jong-il. Di sicuro, purtroppo, c'è che migliaia di persone sono imprigionate e torturate nei campi di concentramento ideati dal regime di Pyongyang, i Kwan li so. Nessun attivista per i diritti umani può far niente semplicemente perchè in Korea del Nord non esistono attivisti per i diritti umani, anzi, in Korea del Nord non esistono i diritti umani.